Blauer Hase

©2007

Boom!
A storytelling art

The logic of commerce dominates contemporary mass culture and demands speed. Communication must be instantaneous, messages direct, and success in competition depends on the ability to grab the public's attention immediately and repeatedly. Boom! In mass culture the cognitive investment comprehension requires is constantly reduced and kept to a minimum by the competition system itself. No matter that the experience dissipates in seconds.

However shift happens even within today's profit-regulated mass culture and new ideas are starting to emerge. They follow different cognitive patterns questioning the necessity for profit and fast instantaneous consumption.

Mass market hits in all fields are becoming less and less appealing, whereas niche markets catering for special interests and needs are growing and thriving. This trend, described in the theory of the long tail (Anderson, Chris, The Long Tail , “Wired”, October 2004), has been certainly favoured by the Internet, which allows for endless possibilities of access to information and a dramatic reduction of delivery costs.

In the production, circulation and use of cultural objects high standards are ensured through the employ of technology, which has become almost universally available. The market is now starting to focus on the quality of the cultural content rather than on the revenue it could yield.

Even the paradigm of speed, originally belonging to the logic of individualism & capitalism, is slowly declining and proving less and less functional.

Within this framework the socio-cultural practice of storytelling is resurfacing. The immediacy, the superficiality and the disengagement of modern mass culture normally forced narrative practice into extremely limited boundaries, offering too short a space and a time for narration and its full appreciation: shout and you'll be listened to was the only rule.

However, the very practice of storytelling is changing the rules of the cultural market, and contemporary art is following these lines. We feel the need for narrative experience, longer enjoyment times, less immediate messages. Man's primaeval activity of storytelling promises to become a new instrument against the superficiality of mediatic logic.

The exhibition Boom! offers time and space to enjoy experiences. The gallery becomes a place to stay for a while rather than a hub to transit quickly. Each working along a personal line, five artists investigate the chances of storytelling in contemporary art. The works on display shun immediate and disengaged understanding and tend to require extended attention and poetic faith in order to re-establish that willing suspension of disbelief, which is the basis of storytelling itself.

Giulia Marzin's drawings and videos collect fragments of the past rearranging and combining them into nostalgic sequences.

Magda Stanova creates a personal Travel Guide in which she describes the geography of personal memories while offering the viewer a parallel perspective on the world itself at the same time.

Roberta Gigante draws coloured lines following the movements of two goldfish. At first sight the discourse looks mainly scientific but it soon unwinds into a narrative pattern which surprisingly leads to revelation.

The work by Mario Ciaramitaro centres on his own childhood, focusing on side events often left unnoticed. The very rhythm of the story telling is significant to convey a message of order, while the combination of images from the artist's early years and apparently incongruous texts hints at hidden sense still waiting to be revealed.

Daniele Zoico's story begins at the beginning, right form the embryo of his soon-to-be nephew or niece, to be born in 5 months. This work is conceived as the first in a series. Zoico is going to report on the birth and growth of this baby (Alvise or Giulia Matteuzzi), who is in fact co-authoring this work-in-progress.

Art offers various modes for experiencing the world. Slowing down the pace of cultural enjoyment, Boom! makes room for stories and storytelling.

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I paradigmi commerciali della cultura di massa impongono la velocità. La comunicazione è istantanea, i messaggi sono il più possibile univoci, e la competizione verte sulla capacità di colpire istantaneamente e ripetutamente l’attenzione del fruitore.
Boom! I costi di attivazione (in termini di investimento cognitivo) richiesti per la comprensione
dell’informazione nella cultura di massa sono, a causa di questa competizione, spinti a scendere sempre più. Nell’ottica del sistema, non importa se l’esperienza evapora in tempi brevissimi.

Numerosi segnali inducono però a pensare che a certi meccanismi tipici di tale quadro si siano affiancati paradigmi conoscitivi ed esperienziali differenti e - nell’ottica del sistema di massa - inspiegabili. Si può pensare alla teoria della coda lunga, ovvero al crescente calo di attrattiva nei confronti delle hits (in qualunque campo della cultura) a vantaggio di una maggiore personalizzazione negli interessi (mercati di nicchia) – fenomeno causato da Internet, cioè dall’azzeramento delle spese di distribuzione e dall’aumento indefinito della possibilità di accesso all’informazione.

O si può pensare alla diffusa tendenza verso la creazione di contenuti anche di alta qualità (tramite la tecnologia, che offre un’accessibilità pressoché indistinta), senza ottenere un rendiconto materiale.
Sembra che, assieme ad altre logiche individualistiche/ capitalistiche, anche il paradigma della velocità (colpisci l’attenzione velocemente - smetti prima di annoiare) in alcuni casi non funzioni più.

È in questo contesto che sembra ottenere una rinnovata chance la pratica del racconto.
Intendiamo qui con “racconto” ciò che in inglese si definisce storytelling, ovvero la pratica di “raccontare storie”. Tale pratica ha senza dubbio subito uno scacco, causato dalle regole della cultura massificata (immediatezza, superficialità, facilità, scarso impegno richiesto): esse hanno costretto la pratica narrativa entro tempi rapidissimi, portando la soglia di attenzione media ad una durata minima (solo chi urla viene ascoltato).
Il racconto però sembra oggi ottenere la sua occasione per contribuire al sovvertimento di
queste modalità di fruizione.

L’arte contemporanea accoglie questa disposizione; in diverse forme avvertiamo la necessità di esperienze narrative, tempi di fruizione più lunghi, messaggi meno immediati.
Lo storytelling, attività primordiale dell’uomo, sembra oggi porsi come strumento contro la violenza della superficialità mediatica.

Boom!, rassegna dal titolo antitetico, si pone come obiettivo la creazione di uno spazio per una fruizione dilatata, dai tempi più lunghi. L’allestimento tenta di eludere la sensazione della galleria come posto “dove transitare”; tende invece alla costruzione di un posto “dove stare per un po’”. Le opere in mostra scansano l’immediatezza formale, presuppongono invece un’attenzione estesa, e una sorta di rinnovata suspension of disbelief.

I cinque artisti coinvolti indagano le possibilità dello storytelling nella pratica artistica contemporanea, proponendo ciascuno una distinta linea di ricerca.

I disegni e i video di Giulia Marzin raccolgono frammenti di una cultura retrò – che serbano quindi un sapore nostalgico – per combinarli fra loro, a formare delle sequenze, o degli episodi.

Magda Stanova crea una Travel Guide personale, dove la geografia dei luoghi descritti è quella
del ricordo, del vissuto personale; ciò che viene suggerito non è una regola di comportamento,
piuttosto una maniera parallela di guardare/pensare/vivere il mondo.

Roberta Gigante traccia delle linee colorate che seguono i movimenti di due pesci rossi..
La sua narrazione assume le forme di un esperimento scientifico, ma si pone oltre. Il suo lavoro con il tempo - e con le tracce - è il paradigma per una storia, e come tale appare ai nostri occhi: la storia di una relazione.

Mario Ciaramitaro racconta di sé: proietta una sequenza di diapositive riguardanti la sua infanzia. Ad esse aggiunge dei testi, combinati sapientemente secondo un preciso ritmo. Al termine della visione non possiamo dire se la storia sia vera o falsa, ma non importa più; rimane l’impressione di aver sfiorato solo superficialmente la segreta natura degli avvenimenti accaduti “dietro lo schermo”.

La narrazione di Daniele Zoico incomincia ora, con l’inizio della vita embrionale di suo nipote Alvise (o Giulia) Matteuzzi, che diventa co-autore dell’opera. Il work-in-progress di Zoico consiste nel seguire l’evoluzione della crescita del nipote, in questa e in tutte le prossime mostre a cui parteciperà.

L’arte produce differenti modalità per fare esperienza del mondo: Boom! vuole essere un luogo per una possibilità di attenzione alternativa, un luogo per le storie.

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